Le collezioni d'arte

Scena di battaglia

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Pauwel Casteels (attivo ad Anversa tra il 1656/1657 e il 1683)

Scena di battaglia
Olio su tela, cm 39 x 68

L'opera in esame evidenzia uno scontro tra cristiani e infedeli, questi ultimi riconoscibili dal consueto copricapo a turbante. Tale generica  indicazione conferisce un esile pretesto narrativo a questo tipo di pitture sovente “senza storia” e “senza eroi”, in cui cavalli e cavalieri assumono lo stesso valore estetico-narrativo. In questo concitato ammassarsi di gruppi belligeranti non compaiono peraltro armi da fuoco, ma soltanto sciabole e scimitarre. Si registra inoltre una certa teatralità nelle pose dei contendenti e una rilevata resa delle masse muscolari dei cavalli, cifra distintiva del pittore fiammingo  Pauwel Casteels, attivo nella seconda metà del Seicento. Si tratta di un'artista poco presente nelle realtà museali e praticamente assente dai tradizionali repertori di battaglie. I suoi dipinti, al contrario,  godono di un certo interesse a livello di mercato.

Scena di battaglia

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Pittore attivo tra il XVII e il XVIII secolo

Scena di battaglia
Olio su tela, cm 29 x 46

L'opera è un felice esempio di quel genere pittorico sviluppatosi a partire dal XVII secolo, che prevedeva la rappresentazione di “un fatto d'arme sic et simplicer”. Se nei secoli precedenti, infatti, gli artisti si cimentarono nella realizzazione di dipinti volti a ricordare in tono celebrativo o commemorativo scontri bellici realmente accaduti, nel Seicento, che è il secolo dell'affermazione dei generi pittorici “minori”, si sviluppa, accanto alla natura morta e alla scene di genere, anche questo tipo di composizioni, che trovano la loro legittimazione e affermazione nel famoso Discorso sopra la pittura del marchese Vincenzo Giustiniani (Chios 1564 – Roma 1637).
Gli artisti iniziarono così a sviluppare le potenzialità, essenzialmente decorative, di questo genere pittorico. Nel dipinto di collezione ITIS alcuni cavalieri dal cappello piumato affiorano dal gran polverone sollevato dalle rispettive armate, i cui combattenti sembrano sparire tra i fumi dei loro archibugi. Tale coltre fumosa e polverosa occlude in gran parte lo scorcio paesistico, lasciando in evidenza soltanto le rocce e il terriccio in primo piano.

Senza titolo

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Apollonio Zvest (Capodistria 1935 – Bertocchi 2009)

Senza titolo
Litografia su carta, cm 27 x 34

In questa sezione si è voluto rendere omaggio ad artisti di rilievo nell'arte contemporanea non solo giuliana, come nel caso di Apollonio Zvest, considerato uno dei più grandi pittori dell'area slovena del Novecento. Da poco scomparso (2009) Zvest conobbe un momento di grande successo internazionale allorquando, nel 1976, alla Biennale di grafica di Mulhouse vinse il premio speciale della critica. Nato a Bertocchi, a soli ventiquattro anni, nel 1959 mentre frequentava i corsi all'Accademia di Belle Arti di Lubiana, vinse il primo premio al concorso dei giovani artisti jugoslavi a Belgrado. Ricerca di un segno  a rilievo, preziosismi quasi bizantini e sgretolamento della materia ne fanno i tratti distintivi della sua  ricerca. Splendide le parole che lascia in una breve autobiografia: “Sono convinto che il tempo e il luogo della mia nascita (15 maggio 1935, Bertocchi presso Capodistria) non rappresentino una semplice casualità, ma siano invece due fattori importanti, che hanno influito in maniera determinante sulla mia vita, a partire dall'infanzia. Sono nato sotto il segno del Toro, questa mitica e al tempo stesso terrena figura di animale, pregna di forza vitale, di tragica bonarietà, ingenuità, assieme alla ferrea tenacia e l'irrefrenabile desiderio del bello, buono e piacevole. Se questo fatto ha caratterizzato il mio temperamento, l'altro ha segnato il percorso della mia vita. Sono nato in un luogo e in un periodo ai quali la storia non ha concesso né pietà né gloria, ma solo la crudele realtà del quotidiano, tra il mare e i villaggi dei piccoli, oserei dire poveri contadini, che vivono dei prodotti della vite e dell'olivo”.