Le collezioni d'arte

Giuditta e Oloferne

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Giuseppe Nogari (Venezia 1699 – 1763)

Giuditta e Oloferne
Olio su tela, cm 83 x 71

Il dipinto riprende il celebre episodio vetero testamentario di Giuditta, l’eroina che riuscì a sventare l’assedio assiro alla città ebraica di Betulia. La donna, bella e attraente, dopo esser stata ammessa al campo nemico, riuscì ad attirare le attenzioni del generale assiro Oloferne, il quale invaghitosi della donna acconsentì, in chiusura di un banchetto, di rimaner da solo con lei. Le cospicue libagioni assaporate durante la festa non gli permisero però di opporre la necessaria resistenza allorquando la donna, sguaiata la spada, gli recise con colpo secco il capo. La notizia della morte del loro condottiero gettò lo scompiglio tra gli assiri che fuggirono inseguiti dagli israeliti. L’episodio qui raffigurato riprende il momento successivo, quando la bella eroina rientra in città con, a guisa di trofeo da ostentare, la testa mozzata del generale assiro: l’allusione alla decapitazione permane nell’elegante elsa della spada, ancora insanguinata, che si scorge sotto il capo di Oloferne; contestualmente, le fanciulle d’Israele, con tamburello e cimbali, la circondano festeggiandola.
La buona qualità del dipinto tradisce l’intervento di un maestro da indivuare, è pensabile, nel pittore veneziano Giuseppe Nogari. La vicenda artistica di Nogari si sviluppò in diversi centri italiani, da Venezia a Torino, passando per Milano. In questo dipinto, ben congegnato appare il silente gioco di sguardi che porta la fanciulla con tamburello a interrogare l’eroina, mentre la sua compagna tenta un dialogo esterno con l’osservatore. La cifra stilistica risulta fragrante nella scelta cromatica e nella resa del mantello, della veste e degli incarnati di Giuditta; più streotipata, sulla base di modelli consolidati, la costruzione delle teste di fondo, che trovano un corrispettivo in quei gruppi allegorici dipinti dall’artista, a guisa di sopraporte, nella biblioteca della Palazzina di Stupinigi a Torino.
 

Nudo femminile

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Ottavio Bomben (Roveredo in Piano (PN) 1925 – Trieste 2005)

Nudo femminile
Tecnica mista su carta, cm 49,8 x 34

Con Alfredo Tominz e Gino De Finetti è stato il pittore dei cavalli per antonomasia a Trieste. Eppure le sue figure, come scrisse Salvatore Maugeri, “attraverso un forte dinamismo, assumono un carattere selvaggio e di prorompente vitalità”; come in questo caso, dove la figura femminile può concorrere, per segno e forza, con quelle di un Guttuso anni Cinquanta.
Attratto dalle ricerche surrealiste e da certo futurismo, Bomben tentò di dare alla figurazione una forza dirompente che portava quasi alle porte dell'astrattismo. Riconosciuto per la propria ricerca alle molteplici personali  (oltre cinquanta) che tenne in Francia, Spagna, Stati Uniti,  Belgio e Germania, ottenne una discreta fama tanto che una sua opera fa bella mostra di sé alla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Si è scelto un'opera che si  discosta dal  consueto repertorio dell'artista, che all'ITIS è ben rappresentato.